Visualizzazione post con etichetta hamas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta hamas. Mostra tutti i post

martedì 20 gennaio 2009

Israele si ritira


E pace fu! Almeno per il momento tutto fa sperare in una tregua di lunga durata. Israele si ritira e forse anche entro oggi, grazie al ritmo sostenuto dall'"evacuazione" gli Israeliani potrebbero "lasciare il campo libero".

Hamas canta vittoria. Si sente forte e potente. Ha ottenuto quanto desiderava: «Siamo in una posizione di potere e di vittoria - è la dichiarazione di un portavoce del movimento, tal Mushir Al Masri- Israele imparerà presto che la bilancia del potere è cambiata a favore di Hamas».

Nel frattempo, il ministro degli Esteri Tzipi Livni - che sarà domani a Bruxelles per discutere su come consolidare la tregua con i ministri degli Esteri Ue - si limita ad indicare il numero delle vittime civili: 1.300 morti, di cui almeno 700 civili, e 5mila feriti, e continua dicendo che esse sono «un prodotto delle circostanze», e che per quanto la riguarda «è in pace con se stessa».

venerdì 16 gennaio 2009

Onu e Israele ancora ai ferri corti. Rifiutata la proposta di Hamas


La proposta di Hamas di cessare il fuoco per un anno non ha trovato accogliemento presso le fila israeliane, che stanno premendo perchè ne vengano modificati alcuni punti.

Prima di tutto Israele non è favorele alla tregua di un anno, nè tantomeno lo è per i termini relativi alla gestione dei valichi di confine dell'enclave.

Non risultano migliorati nemmeno i rapporti tra Israele e ONU, anzi, l'ambasciatrice israeliana al palazzo di vetro, Gabriela Shalev ha definito l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite «cinica e piena d'odio» contro Israele.

La diplomatica israeliana si è scagliata contro il fronte anti-israeliano che ha convocato un'Assemblea, con una serie di domande retoriche: «Dove è la condanna dei missili lanciati da Hamas? e dei razzi katiuscia lanciati contro un'infermeria in Israele? dove è la condanna dell'Iran, della Siria e di Hamas?».

Il presidente dell'Assemblea Generale, Miguel D'Escoto Brockmann, ha «rifiutato» le parole della Shalev; mentre alcuni delegati, tra cui l'ambasciatore della Malaysia Hamidon Ali, hanno auspicato l'adozione di una risoluzione alla fine dei lavori, ma a livello ufficiale non è ancora circolato alcun documento.

Intanto si è scoperto che uno dei capi di Hamas, Said Siam, ministro dell'Interno, è stato ucciso giovedì a Gaza da un bombardamento israeliano. Notizia confermata dalla televisione di Hamas Al Quds TV: «Il leader Said Siam, il figlio (Mohammad) e il fratello (Iyad) sono caduti da martiri a Gaza».

Said Siam era uno dei più alti dirigenti di Hamas: colui il quale aveva creato la Forza esecutiva di Hamas, trasformata in seguito in politizia dal movimento, dopo la presa del controllo di Gaza nel giugno 2007.

Era stato accusato da Fatah di aver condotto una feroce repressione contro il partito del presidente Abu Mazen. E' stato, anche, uno degli istigatori del colpo di forza di Hamas che ha avuto la sua conclusione con la presa di Gaza ai danni di Abu Mazen e dei suoi uomini.

Il braccio armato di Hamas ha minacciato di vendicare la morte di Said Siam: «Il suo sangue non sarà versato invano. La risposta ci sarà non con le parole ma con i fatti», hanno annunciato le Brigate Ezzedin al-Qassam, in un comunicato.

In tutto ciò, Israele ha intensificato l'offensiva su Gaza City, dove i combattimenti si concentrano nel centro cittadino, mettendo in grave pericolo di vita anche i cittadini, spettatori-attori innocenti di questo gioco di forza condotto dai due schieramenti.

Gaza: attaccata sede Onu. Hamas propone un cessate-il-fuoco di un anno

Se il buon giorno si vede dal mattino, allora quello iniziato a Gaza non è affatto un buongiorno. E' da considerarsi il proseguio di uno spargimento di sangue che non risparmia di certo i civili. Anziani, malati, bambini, gente comune insomma, obbligata dalla raffica di spari e bombardamenti ad abbandonare le proprie case e a cercare rifugio altrove. Dove, non si sa!
Nessun posto sembra ormai sicuro nella terra che tutti vogliono, ma che nessuno rispetta. Anche il "palazzo della Stampa" è stato bombardato. Un edificio di 16 piani, usato da agenzie internazionali, dove sono stati feriti due giornalisti.

Palazzo dove erano stati accatastati gli aiuti per un popolo in ginocchio e quella parte della popolazione rimasta senza un tetto sulla testa, destinati ancora a correre al riparo e a trovare un altro rifugio "sicuro".

E proprio in questo tentativo di correre verso la salvezza, una donna che portava con sè una bandiera bianca è stata uccisa da un colpo alla testa.

Il segretario dell'Onu Ban Ki Moon ha definito "oltraggioso" l'attacco, ma i soldati israeliani si difendono sostenendo di essere stati attaccati da Hamas, che avrebbe sparato dall'edificio.

"Delle giustificazioni senza senso", rincara Ban Ki Moon, che chiede l'apertura di un'inchiesta per accertare le dinamiche dei fatti.

E se il ministro della difesa Ehud Barak ammette il "grave errore", il premier difende i militari: "E' assolutamente vero. Siamo stati attaccati dal palazzo, ma le conseguenze sono molto tristi ... me ne scuso personalmente".

Come se queste scuse potessero cicatrizzare i danni fisici e morali subiti!

Oggi il numero delle vittime sale a 1040 e intanto sia a Washington che in Egitto si cerca di stilare un accordo per far terminare l'operazione "piombo fuso" che va avanti da 21 giorni.

Israele chiede che Hamas cessi i suoi lanci di missili contro Israele ed esige anche la fine dei passaggi di armi attraverso i tunnel sotto la frontiera egiziana.

Dal suo lato, Hamas ha proposto un cessate-il-fuoco di un anno in cambio del ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza e delle sospensioni del blocco imposto all'enclave.

Il numero due di Hamas, Moussa Abou Marzouk, riferisce che la proposta è stata fatta da una delegazione del movimento alle autorità egiziane durante un incontro al Cairo e ora Hamas attende una risposta dal versante israeliano, che dal canto suo ha espresso delle riserve.

sabato 10 gennaio 2009

Gaza, gli scontri non si fermano e Roma sbaglia offensiva

A Gaza
Non ha provocato nessun effetto la risoluzione approvata la scorsa notte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiede una sospensione immediata dei combattimenti tra Israele e Hamas.
Dall'inizio dell'operazione denominata "Piombo Fuso" sono stati uccisi 781 palestinesi , mentre ammontano a più di 3000 i feriti.
Il premier israeliano Ehud Olmert sostiene che non intende cessare il fuoco in quanto le due principali preoccupazioni - come impedire che Hamas torni a minacciare con i suoi razzi i cittadini di Neghev; e come impedire il continuo contrabbando di armi dal Sinai verso Gaza.
Dal canto suo Hamas trova ingiusta la risoluzione Onu in quanto "Mette sullo stesso piano aggressori e aggrediti". Inoltre non essendo stato consultato dall'Onu non si sente nell'obbligo di rispettare la risoluzione. E anche la Jihad islamica ci tiene a far sapere che non intende cessare il fuoco.
Uno spiraglio di luce si era visto ieri pomeriggio, quando israele aveva sospeso per tre ore gli attacchi, anche se Hamas ha continuato a lanciare razzi e ha cercato di colpire con morati il valico di Kerem Shlom, dove stava transitando un camion con aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese.
Intanto in molti sono scesi in piazza per manifestare contro gli attacchi israeliani. La più grande manifestazione si è avuta ad Alessandria d'Egitto.

In Italia
La Federazione lavoratori agro-industria commercio ed affini uniti (Flaica), dirama un comunicato stampa «in relazione alla vicenda Israelo-Palestinese», col quale incita il «boicottaggio degli acquisti nei negozi del commercio di Roma che si rifanno alla comunità Israelitica Romana in segno di protesta e sdegno contro questo massacro riconosciuto e condannato, ormai all'unanimità, dall'intero panorama politico internazionale».
Una presa di posizione "Errata" potremmo azzardare, che ha suscitato l'ira non solo della comunità ebraica romana, ma anche delle più alte cariche del Paese.
Non sono gli ebrei, infatti, che vanno puniti, ma è la guerra a Gaza.
Poi il segretario provinciale del Flaica, Giancarlo Desiderati, tenta un giro di vite che comunque sia non allenta il cappio attorno al suo collo: «Abbiamo solo proposto di non comprare prodotti made in Israele. Non siamo antisemiti». Ma Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, ribatte: «Non è vero. Il loro comunicato è uscito da tre giorni e invitava al boicottaggio delle merci e dei commercianti della nostra comunità. Li denunceremo in base alla legge Mancino per istigazione all´odio razziale».
Non si sono dimostrate meno pesanti le asserzioni rilasciate dal presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi: «Si tratta di una proposta vergognosa che ha un pericoloso sapore di revisionismo storico», appoggiato anche da Cgil, Cisl e Uil di Roma: «Quel volantino è una vergogna. I cittadini, i lavoratori del settore e i commercianti romani sapranno gettare quella cartaccia che inneggia all´odio razziale con il titolo "saldi sporchi di sangue" negli appositi contenitori per la raccolta differenziata».
E ora l'assessore capitolino alle risorse umane, Enrico Cavallari, chiede un altro boicottaggio: «Invito gli iscritti al sindacato autonomo Flaica-Uniti-Cub ad abbandonarlo».