CIVITAVECCHIA - Dopo aver preso visione della documentazione ufficiale inerente l’assegnazione delle casette di legno, anche il segretario dell’Udc, Marco Di Gennaro solleva qualche dubbio sull’iter seguito dal Primo cittadino: «Durante la conferenza stampa Moscherini riferiva che erano state presentate in soli 3 giorni 180 domande per ottenere l’assegnazione. A specifica richiesta del se fossero pervenute domande di assegnazione per le casette, gli uffici comunali, tra cui l’Ufficio di Gabinetto del Sindaco e la sua segreteria, dichiaravano, però, di non esserne a conoscenza. Così stando le cose, - continua Di Gennaro - si deve presumere che non esistano domande “ufficialmente” valide in quanto nessuna domanda risulta presentata agli uffici comunali. Ciò nonostante, nella delibera Sindaco e Giunta dichiarano “che sono pervenute al Comune numerose istanze di cittadini che richiedono l’assegnazione di patrimonio edilizio comunale’’. Alla luce di questi dati contraddittori, sarebbe opportuno sapere dove e a chi siano state presentate queste domande. Altro punto oscuro è quello relativo al come e da chi siano state scelti i nominativi dei 40 assegnatari sui 180 dichiarati dal Sindaco, ma sconosciuti ai suoi uffici. Assegnatari - conclude -per cui il Sindaco ha richiesto una relazione sul possesso dei requisiti di cui però non ha tenuto conto».
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mercoledì 4 maggio 2011
Di Gennaro: "Troppi dubbi sulle casette"
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mercoledì 27 aprile 2011
Marietta Tidei sulle casette: "Andrò in Procura"
Il consigliere comunale del Partito democratico alza la voce sull’assegnazione dei 40 alloggi a San Liborio. «Niente bando pubblico, sono stati considerati solo i bisognosi vicino a Moscherini e al suo staff. Al posto dell’assessore Frascarelli mi sarei dimessa». Polemiche interne all’Udc: il presidente Messina difende l’operato del Sindaco, alcuni iscritti al partito chiedono le sue dimissioni dalla Holding»
di SONIA BERTINO
CIVITAVECCHIA - Il consigliere del Partito democratico, Marietta Tidei, è pronta a ricorrere alla Procura della Repubblica presentando un esposto per fare chiarezza sul metodo d’assegnazione delle casette di legno, fortemente volute dall’amministrazione comunale e consegnate sabato scorso a 40 famiglie civitavecchiesi. «Una vicenda oscura in cui sono stati adottati dei metodi poco chiari». Lo ha dichiarato lo stesso consigliere comunale di opposizione. «Il Sindaco ha erogato a sé il diritto di scegliere le 40 famiglie a cui destinare le casette di legno. Si tratta sicuramente di famiglie bisognose - ha dichiarato Tidei - ma l’assegnazione certamente sarebbe dovuta avvenire tramite un bando pubblico aperto a tutti e non invece solo a quanti hanno avuto la fortuna di entrare nelle grazie di Moscherini e del suo staff».
Critiche che colpiscono anche l’assessore Giancarlo Frascarelli: «Al suo posto, vedendomi estromessa da una materia che mi riguarda da vicino, mi sarei dimessa. A che serve un Assessore alla Casa se alla fine è il Sindaco a prendere in mano le redini della situazione?».
E dopo le critiche nei confronti dell’amministrazione comunale durante la diretta televisiva, nel pomeriggio di oggiuna ventina di persone che avevano presentato la richiesta d’assegnazione delle casette di legno presso il Comune, senza però ottenerle, sono state ricevute presso la sede dell’associazione Civita Libera alla galleria Garibaldi.
Momenti concitati quando sul posto si è presentato proprio il consigliere comunale Tidei, che ha contestato la procedura messa in atto, evidenziando l’opportunità di accogliere le rimostranze dei cittadini in sedi istituzionali sicuramente più adatte. Fortemente contestata dal consigliere anche la posizione del presidente del comitato comunale Piero Messina che prendendo le distanze dal consigliere comunale dell’Udc, Mirko Mecozzi, ha difeso l’operato del primo cittadino, criticando quanti gli hanno puntato contro il dito: «Da avvocato - ha dichiarato Marietta Tidei - Messina avrebbe dovuto fare della legge il suo faro. Da nessuna parte è stata rintracciata la legalità delle azioni del sindaco. L’utilizzo da parte di Moscherini di un’ordinanza sindacale è completamente fuori luogo. Non ci troviamo innanzi ad un’emergenza abitativa come nel caso dei terremotati. Non è crollato un palazzo. Il Sindaco ha consegnato delle abitazioni come se si trattasse di pacchi di pasta. C’è da pensare che la sua azione sia solo una manovra politica - ha aggiunto - per racimolare qualche voto in più alle prossime elezioni».Polemiche fuori luogo per il presidente del comitato comunale dell’Udc, di Piero Messina: «Da sempre, per quanto io ricordi, l’emergenza abitativa è stata gestita dai Servizi Sociali e i provvedimenti a favore dei soggetti assistiti sono stati assunti dal Sindaco o dall’Assessore eventualmente delegato. Del tutto improprio - aggiunge Messina - è parlare di un bando pubblico, commissione per l’assegnazione degli alloggi e quant’altro normalmente si può riferire a ben altre procedure di assegnazione alloggi disciplinate da leggi regionali e riguardanti l’edilizia residenziale pubblica. Qui si tratta di accoglienza a carattere provvisorio, - ha concluso - non di assegnazione in via definitiva, così come provvisoria è la sistemazione in albergo o strutture private». Pensiero che gli altri iscritti al partito sembrano non condividere: «Organizzeremo il ‘‘Comitato dei cittadini che hanno diritto alla casa’’. L’obiettivo è semplice: cercare di tutelare la brava gente dai soprusi». E dopo quanto accaduto chiedono a Messina di dimettersi.
di SONIA BERTINO
Critiche che colpiscono anche l’assessore Giancarlo Frascarelli: «Al suo posto, vedendomi estromessa da una materia che mi riguarda da vicino, mi sarei dimessa. A che serve un Assessore alla Casa se alla fine è il Sindaco a prendere in mano le redini della situazione?».
E dopo le critiche nei confronti dell’amministrazione comunale durante la diretta televisiva, nel pomeriggio di oggiuna ventina di persone che avevano presentato la richiesta d’assegnazione delle casette di legno presso il Comune, senza però ottenerle, sono state ricevute presso la sede dell’associazione Civita Libera alla galleria Garibaldi.
Momenti concitati quando sul posto si è presentato proprio il consigliere comunale Tidei, che ha contestato la procedura messa in atto, evidenziando l’opportunità di accogliere le rimostranze dei cittadini in sedi istituzionali sicuramente più adatte. Fortemente contestata dal consigliere anche la posizione del presidente del comitato comunale Piero Messina che prendendo le distanze dal consigliere comunale dell’Udc, Mirko Mecozzi, ha difeso l’operato del primo cittadino, criticando quanti gli hanno puntato contro il dito: «Da avvocato - ha dichiarato Marietta Tidei - Messina avrebbe dovuto fare della legge il suo faro. Da nessuna parte è stata rintracciata la legalità delle azioni del sindaco. L’utilizzo da parte di Moscherini di un’ordinanza sindacale è completamente fuori luogo. Non ci troviamo innanzi ad un’emergenza abitativa come nel caso dei terremotati. Non è crollato un palazzo. Il Sindaco ha consegnato delle abitazioni come se si trattasse di pacchi di pasta. C’è da pensare che la sua azione sia solo una manovra politica - ha aggiunto - per racimolare qualche voto in più alle prossime elezioni».Polemiche fuori luogo per il presidente del comitato comunale dell’Udc, di Piero Messina: «Da sempre, per quanto io ricordi, l’emergenza abitativa è stata gestita dai Servizi Sociali e i provvedimenti a favore dei soggetti assistiti sono stati assunti dal Sindaco o dall’Assessore eventualmente delegato. Del tutto improprio - aggiunge Messina - è parlare di un bando pubblico, commissione per l’assegnazione degli alloggi e quant’altro normalmente si può riferire a ben altre procedure di assegnazione alloggi disciplinate da leggi regionali e riguardanti l’edilizia residenziale pubblica. Qui si tratta di accoglienza a carattere provvisorio, - ha concluso - non di assegnazione in via definitiva, così come provvisoria è la sistemazione in albergo o strutture private». Pensiero che gli altri iscritti al partito sembrano non condividere: «Organizzeremo il ‘‘Comitato dei cittadini che hanno diritto alla casa’’. L’obiettivo è semplice: cercare di tutelare la brava gente dai soprusi». E dopo quanto accaduto chiedono a Messina di dimettersi.
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giovedì 7 aprile 2011
«Cerrone ha deciso autonomamente»
BILANCIO. L’Udc non parla di divisioni e chiarisce sulla votazione del consigliere comunale. Ancora critiche riguardo alla manovra di De Angelis: «Il partito non è mai stato coinvolto in fase di elaborazione». Mirko Mecozzi: «Rispondo solo per me stesso, ho seguito alla lettera le indicazioni che mi sono state date»
di SONIA BERTINO
CIVITAVECCHIA - Ancora presto per parlare di una divisione all’interno dell’Udc a causa dei diversi atteggiamenti tenuti dai due consiglieri comunali dello stesso partito, Mirko Mecozzi e Mirko Cerrone, durante la votazione del bilancio di previsione del 2011. «Nonostante le ripetute richieste, il partito dell’Udc non è mai stato coinvolto nell’elaborazione del bilancio di previsione né nella fase preliminare né in tempi successivi alla sua adozione». Lo ha riferito il segretario dell’Udc all’indomani dell’approvazione del documento: «Questa mancata condivisione ha fatto venire meno l’intrinseco significato politico che il bilancio di previsione assume quale strumento di programmazione, riconducendolo così ad un mero documento contabile. Proprio sulla base della prevalente valenza contabile del bilancio così come elaborato - ha continuato Di Gennaro - è emerso l’indirizzo per i consiglieri di non partecipare alla votazione». Ma il colpo di scena giunge quasi inaspettato quando il consigliere Mirko Cerrone cambia idea e non segue fuori dall’aula il collega Mirko Mecozzi: «Gli eventuali cambiamenti di opinione - dichiara Di Gennaro - rientrano nell’ambito della libertà decisionale del singolo consigliere che, va ricordato, è sì espressione del partito, ma rappresenta tutta la città davanti alla quale assume la responsabilità ultima delle sue scelte». Scelta, quella del consigliere Cerrone, di cui certamente non dovrà rispondere né il partito, né il consigliere Mirko Mecozzi che, astenendosi da qualasiasi commento dichiara che ancora «non si può parlare di divisione all’interno del partito» o per lo meno «Aspettiamo di vedere cosa ci dirà il tempo. Io - continua Mecozzi - posso rispondere delle mie azioni ribadendo che ho semplicemente seguito le direttive del mio partito». E sebbene il risultato ultimo sia stato senza dubbio opposto al pensiero poco prima espresso, anche il presidente del consiglio comunale Francesco Cappellani continua ad essere critico nei confronti di un bilancio che, ribadisce, «è senza un’anima e senza scelte politiche» condividendo pienamente quanto dichiarato dal segretario Udc: «Ciò che è mancato nella realizzazione di questo bilancio è stata la compartecipazione del consiglio che avrebbe dovuto dettare degli indirizzi e controllare l’operato della Giunta. Ci troviamo innanzi ad un’amministrazione - continua Cappellani -che avrebbe potuto fare molto di più».
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martedì 19 maggio 2009
Bioetica, Fini: il Parlamento non deve farsi guidare dalla Fede
Scoppia così un nuovo caso politico con uno scontro a distanza tra il presidente della Camera e le alte sfere ecclestiastiche, spalleggiate dall'Udc ma anche dalla componente cattolica del Pdl. Occasione per l'"outing" di Gianfranco Fini, un incontro con gli studenti di Monopoli sulla Costituzione, durante il quale si è affrontato il tema della bioetica. Il presidente della Camera ha risposto di buon grado puntualizzando che il Parlamento "deve fare le leggi non orientate da precetti di tipo religioso. Il dibattito sulla bioetica è complesso - ha rimarcato - e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perché queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze". Affermazioni che Monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, ha voluto subito esorcizzare: "La Chiesa cattolica non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano 'precetti religiosi'", ma "non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune". E poi, non si tratta di "precetti religiosi - ha protestato il vescovo - ma di "argomenti basati sulla ragione e sul diritto", e il fatto che "vengano portati avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore". Ecco perché - è stata la conclusione battagliera di mons. Sgreccia - "tanto più forte faremo sentire la nostra voce".
Da subito ha alzato i suoi decibel l'Udc che, con Luca Volonté, ha gridato contro "l'indegno attacco laicista" di Fini; un affondo che - ha
accusato - "discrimina i credenti" come "nei totalitarismi neri del '900'' e che aggredisce "la libertà e la dignità della chiesa". Toni durissimi stemperati poi da Pier Ferdinando Casini, che ha definito "ovvie" le parole del presidente della Camera, ma ha anche plaudito a quanti in Parlamento si fanno paladini nelle battaglie sui "valori e sui principi che - ha osservato - ormai non hanno diritto di cittadinanza in politica". Sorpresa e irritazione nel Pdl. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, ha detto che Fini "sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata".
"Ognuno - ha tuonato - ha il diritto e il dovere di difendere ciò in cui crede. Sempre". E Gaetano Quagliariello, vicepresidente del Pdl al Senato, ha bacchettato il presidente della Camera perché le sue affermazioni possono ingenerare "equivoci" evocando l'immagine di uno stato "teocratico" lontano dalla realtà. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega alle questioni di bioetica, ha detto che non vede leggi ispirate a precetti religiosi, e ha citato ad esempio la legge 40 che "é molto equilibrata.
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